Biofeedback e Psicofisiologia Clinica

Il Biofeedback è una procedura che permette di apprendere l’autoregolazione di funzioni muscolo-motorie, autonome o cerebrali (in quest’ultimo caso si parla di Neurofeedback) attraverso un segnale (feedback) che informa l’individuo sulle modificazioni che si stanno verificando nella funzione che viene registrata.
La strumentazione da noi utilizzata si avvale dei seguenti sensori biofeedback:

sEMG-feedback (elettromiografia di superficie)
thermal feedback (sensore della temperatura periferica)
feedback della frequenza cardiaca, pressione arteriosa e variabilità della frequenza cardiaca HRV (sensore BVP)
feedback della conduttanza cutanea (sensore SCS)
EEG-biofeedback

Il biofeedback è internazionalmente considerato un metodo d’intervento Psicofisiologico dimostratosi efficace nel trattamento di diverse condizioni patologiche tra cui la Cefalea di Tipo Tensivo, l’Emicrania, la Fibromialgia e i dolori cronici, l’Ansia e gli Atacchi di Panico, l’Ipertensione Primaria.
Si tratta di una terapia non- farmacologica e priva di effetti collaterali.

Nel nostro centro trattiamo tutte le patologie sopra indicate avvalendoci di protocolli scientificamente validati il cui numero di sedute si aggira intorno alle 8-10.
Di seguito alcuni dati di efficacia per le patologie che vengono trattate:

  • per quanto riguarda la cefalea muscolo-tensiva i trattamenti hanno un’efficacia clinicamente significativa nell’80% dei casi trattati (Sherman, 2012) e di circa 70% per l’emicrania in cui si lavora con un protocollo sia di sEMG che di feedback termico per insegnare ai soggetti ad aumentare la loro temperatura periferica ed indurre così vasodilatazione che può interrompere l’insorgere degli episodi;
  • per quanto riguarda la fibromialgia la ricerca scientifica ha dimostrato che nel trattamento dei sintomi della fibromialgia il biofeedback presenta un’efficacia elevata, più che doppia rispetto ai farmaci più efficaci e più utilizzati per questa patologia, come l’amitriptilina (Laroxyl), gli SSRI e gli SNRI (Moore et al. 2015; Hauser et al. 2013; Ferraccioli et. al. 1987; Hassett et al. 2007);
  • per quanto riguarda l’ipertensione diversi studi hanno dimostrato che il Biofeedback è efficace:
  • nel ridurre la pressione sanguigna nei pazienti ipertesi (Brook et al. 2013; Oneda et al. 2010; Yucha et al 2001; Yucha e Gilbert 2004; Nakao et al. 2003; Nakao et al., 1997; Del Pozo et al. 2004; Herbs et al. 1993; McCraty et al. 2003; Elliot et al. 2004; Joseph et al. 2005), in molti casi arrivando a sospendere la terapia farmacologica,
  • nell’aumentare la sensibilità del riflesso barocettivo (BRS) negli individui normotesi (Lehrer et al. 2003), negli individui con preipertensione (Lin et al. 2012) e negli individui con ipertensione essenziale (Joseph et al. 2005). Inoltre, secondo l’American Heart Association il Biofeedback deve essere considerato nella pratica clinica come strumento non-farmacologico efficace nel trattamento dell’ipertensione (Brook et al. 2013) anche in virtù della totale assenza di effetti collaterali.
  • Per quanto riguarda il trattamento dei disturbi d’ansia nei quali troviamo sempre un’alterazione autonomica esiste una mole sconfinata di letteratura scientifica per l’efficacia del trattamento di fobie, attacchi di panico, ansia generalizzata e disturbi ossessivi.

Commenti chiusi